« Back to blog

L'evoluzione stanca dell'hardware

8086
Un articolo di oggi di Ars Technica parla dell'evoluzione dei microprocessori nel settore dei pc e dei dispositivi mobili ed è molto interessante perché evidenzia come da qualche anno questi due campi siano poco entusiasmanti.

I processori desktop odierni sono discendenti dall'architettura del Pentium Pro, classe 1995.
L'Atom è parente del buon vecchio Pentium MMX, classe 1996.
Itanium è fermo con lo sviluppo (Xeon, altra architettura evolutiva, gli ha fatto le scarpe)
La linea di AMD discende dal K8, classe 2003.
Gli IBM POWER7 derivano dal POWER4, classe 2001.
Altri processori come MIPS e SPARC, oltre a non essere più determinanti nell'industria dei computer, hanno storie simili.
Persino le cpu ARM Cortex A8 ed A9 che montano molti smartphone non hanno nulla di esotico dentro.
In conclusione, nel settore CPU c'è ben poco di cui parlare visto che gli aggiornamenti sono incrementali e non dei gran salti in avanti. Non si vedono più da un po' di tempo a questa parte delle scelte coraggiose e rivoluzionarie.

Anche la struttura stessa di un pc non ha subito cambiamenti da un bel po': fattore forma, bus, etc. son sempre più o meno gli stessi.
E anche nell'uso non ci sono grosse novità: la transizione da workstation e server a computer di casa è stata fatta anni fa e lì si è fermata.
Secondo l'articolista i settori interessanti oggigiorno sono l'integrazione CPU-GPU, i sistemi di storage, i gadget mobili; e direi che non ha torto. Basti vedere l'interessa di aziende come Apple e Google per gli smartphone.

La mia sensazione è che la potenza a disposizione dell'utente medio sia anche troppa (non per niente molti si accontentano dei piccoli pc con Atom). Pensateci, oggigiorno si può montare video in casa, generare scene 3D ed i programmi di grafica 2D non sono un problema, questo per qualunque computer in vendita: cosa serve di più ad un utente medio?
Oltretutto è il concetto stesso di pc che sta diventando molto meno importante (checchè ne dica Steve Ballmer), spinto dal cloud computing e sostituito dagli smartphone e dai tablet. L'hardware sarà sempre meno importante (eccetto il fattore forma e la modalità di interazione) e nel caso del cloud computing anche il sistema operativo andrà in secondo piano.
L'unica mia perplessità su questo cammino che l'industria e gli utenti stanno intraprendendo è che ci ritroveremo con sempre più oggetti adatti alla FRUIZIONE di contenuti e meno alla CREAZIONE degli stessi. Almeno fintanto che schermi, sistemi operativi ed interfacce utente non si evolveranno ulteriormente, magari spinti dagli utenti stessi, in nuove affascinanti direzioni.